ANTONIO E GIACOMINA: GLI AMBULANTI DELLE CASCINE

13 novembre 2017 0Comments by Food, News

In occasione della 227^ Fiera di Codogno, manifestazione che ha radici profonde nella storia della nostra terra, condividiamo con voi il racconto del Dr. Losi, che ci regala uno spaccato dell’antico, e quasi estinto, mestiere del Basulon.Una testimonianza di vita quotidiana che riesce a trasmettere in poche righe i valori e l’orgoglio di questo antico mestiere e della vita rurale che era alla base dell’economia di quel tempo.
“La grande casa padronale sarebbe rimasta in parte vuota se ritornati in città i proprietari, al termine della seconda guerra mondiale, non l’avessero divisa in più parti riservando quella centrale alla famiglia del fittabile e destinando gli altri locali marginali alla servitù che durante il lungo conflitto li avevano assistiti.

A seguito delle nuove assegnazioni, il lato destro dell’edificio venne concesso al capo cuoco: Antonio “il basulon” ed alla sua famiglia; si trattava di un lotto consistente, composto da quattro stanze, una parte di giardino con ortaglia e la rimessa della carrozza grande.

Antonio viveva con la moglie Giacomina e due figli, Giambattista e Giuseppe, con i quali pensò di avviare, e lo fece con successo, una attività in proprio di commercio di generi alimentari e di tutto quanto fosse di uso comune alle famiglie dei contadini. Il loro impegno più che un lavoro era una sorta di missione a servizio di quelle famiglie che con moglie e figli dedicavano l’intera giornata al lavoro senza avere tempo e denaro per andare in paese a “fare shopping”, parola allora sconosciuta dal vocabolario italiano della quotidianità rurale.

La giornata di Antonio e Giacomina iniziava presto: la mattina c’era il figlio piccolo da preparare per la scuola, poi bisognava ordinare la rimessa nella quale, al posto della carrozza vi era un camioncino per il “giro ambulante” e tutto attorno sacchi e sacchetti, scatoloni e scatolette contenenti la tipica merce della drogheria di paese.

Antonio, di buon ora, prendeva la bicicletta e andava al paese per qualche commissione mattutina ma, soprattutto, per comperare la Gazzetta dello Sport che leggeva durante la giornata e dalla quale traeva qualche spunto di informazione e dialogo con i clienti che alla radio ascoltavano le gesta dei ciclisti e dei calciatori più famosi.

Giacomina ed il figlio più grande preparavano il camioncino rifornendolo di tutto quanto ce ne fosse di bisogno, ricostruendo quella disponibilità venuta meno con le vendite del giorno precedente: pasta, riso, zucchero, caffè, polvere di cioccolato dolce ed amaro ma anche olio, aceto, sale e lievito, ed ancora prodotti per l’igiene, ridotti a sapone marsiglia, saponette ed “acqua candeggina” nelle tipiche bottigliette marroni.

Queste bottigliette, simili a quelle delle medicine, piatte e con tappo metallico, venivano riciclate come vuoti a rendere facendoci divertire un sacco quando di pomeriggio noi ragazzini, con molta cautela, aiutavamo il figlio Giuseppe a riempirle pescando la candeggina dalla damigiana.

Era bello aiutare Giuseppe, o meglio Giuseppone perché era più vecchio di noi, poiché il premio che ci aspettava era un bel giro seduti sui portapacchi del biciclettone di papà Antonio.

In tarda mattinata, al rientro di Antonio dal paese, un ultimo controllo al carico, alla pesa, alla carta di confezionamento dei prodotti sfusi ed alla cassetta di legno contenente i libretti della spesa e si poteva partire: Giambattista alla guida ed il papà Antonio al suo fianco con aperta quella Gazzetta rosa che gli impediva la vista della strada ma non di rimproverare il figlio quando questo, sulle strade sterrate finiva in qualche buca, facendo sobbalzare il camioncino con tutta la sua mercanzia.

Il giro delle frazioni e delle cascine era lungo e molte le persone da servire ma l’orario per il pranzo era sacro e così, puntuale come l’orologio del campanile, per mezzogiorno Antonio e Giambattista arrivavano a casa per la pausa e poi ripartire nel pomeriggio.

Il compito di Antonio e Giambattista era dunque quello di recarsi al domicilio dei clienti, mentre a Giacomina competeva tutto il resto: i lavori di casa, dell’orto e di “commessa”; la rimessa rimasta vuota dal camioncino, diventava il negozio dell’intera frazione; tutto il giorno era un via vai di persone che con la loro borsa andavano ad acquistare il necessario. Capitava anche a noi ragazzi di andare da Giacomina con il bigliettino della spesa, consegnarlo ed aspettare osservando la composizione dei singoli pacchettini piegati o accartocciati con particolare maestria, fino a quando, terminata la consegna, riempivamo la borsa, riponevamo il libretto con segnato a matita copiativa il costo della spesa e tornavamo a casa il più delle volte gustando una caramella o un torroncino che Giacomina non ci faceva mai mancare.

Come dimenticare quel sapore di buono tanto desiderato e come dimenticare il valore del cibo che assorbiva la quasi totalità della paga dei contadini, come dimenticare quella sobrietà di una civiltà rurale che non lasciava spazio alle eccedenze ed alla loro distruzione come è oggi comune nella moderna Grande Distribuzione Organizzata ma, soprattutto, come dimenticare Antonio e Giacomina, una vita dedicata al lavoro per crescere la famiglia ma, prima ancora, alla missione di garantire a tutti il cibo quotidiano anche quando le risorse economiche non c’erano ed il “libretto della spesa” rappresentava il legame di fiducia fra gente onesta.

In quella rimessa non vi erano le luci e gli sfarzi dell’ipermercato anzi, forse non erano nemmeno garantite tutte quelle norme burocratiche di igiene e salubrità che oggi ci affossano, non vi erano commesse sorridenti e cartelli pubblicitari accattivanti ma il risultato dell’aver sostituito sobrietà, onestà e laboriosità con pubblicità, visibilità ed opulenza merita più di una riflessione.”
Codogno, 3 Novembre 2015

Dr. Giuseppe Losi

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