#kmzero

16 agosto 2018 0Comments by Food, News

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Ristoranti a chilometro zero, bar a chilometro zero, ciabatte a chilometro zero. Non ne posso più. Ormai è una moda. E io, da buon Basulon, sono stufo.

Eh sì perché ‘sto benedetto chilometro zero dovrebbe essere una cosa naturale. Mica vado a prendere le carote neozelandesi se le fanno anche nel campo da parte a casa mia. O no??!?

Logica, solo logica.

Si dovrebbe essere orgogliosi di cucinare con i prodotti tipici della propria terra e non perché incuriosisce i clienti (ormai neanche più di tanto). Sarà che io adoro i prodotti del Basso Lodigiano come i formaggi, alcuni sotto presidio Slow Food; la Raspadüra, che abbiamo solo qui, c’è pure la birra! E poi la carne di maiale…ah…il maiale…e quindi per me è facile scegliere questo tipo di filosofia. Mi rende felice raccontare la bellezza di fare acquisti in cascina, direttamente dal produttore. Vedere l’amore che ci mettono, l’attenzione alla qualità, il rispetto dei tempi e della natura.

E poi ovvio, c’è tutta un’altra serie di motivi per cui è meglio scegliere il VERO chilometro zero. Le prime cose che mi vengono in mente sono che:

  • si aiuta l’economia locale, i piccoli produttori, che troppo spesso vengono schiacciati dalle grandi catene;
  • non si perdono le tradizioni, i piatti tipici, che con tutte queste contaminazioni rischiamo di dimenticare. Ok alle rivisitazioni, che spesso aiutano a migliorarci, ma non dimentichiamo “gli originali”;
  • la filiera è controllata, davvero. Conosciamo come le materie prime vengono lavorate e conservate;
  • l’inquinamento ambientale è ridotto. Minimi spostamenti e più rispetto per la natura.

Insomma, ci sono solo buoni motivi per scegliere il chilometro zero. Ti ho convinto? Bene.

Quindi molla giù le carote neozelandesi che hai nel carrello e pigliati quelle della tua zona, che sono pure più buone…

Bravo!

 

 

Photo by Guus Baggermans on Unsplash

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